Flavio Roddolo, vignaiolo di Langa

Preparando un girello nelle Langhe, mi lascio tentare dal ritratto che Giovanni Corazzol abbozza di Flavio Roddolo in una selezione molto personale (ma nemmeno tanto) di produttori di Barolo.
“Nell’epica baroliana, Roddolo è il personaggio non-personaggio, quello senza sovrastrutture, quello vero. Flavio Roddolo è il vignaiolo, quello che vive solo nella sua cascina in cima al bricco, che fa uscire il vino anni dopo gli altri, quello capace di fare un Nebbiolo che pare un Barolo e un Barolo che pare il Barolo.”
Di Roddolo, qualcuno dice sia uomo di poche parole, ma non è così. È come il vino che fa: occorre attenderlo e, se hai la pazienza, si apre e ti racconta di una vita che è stata una scommessa (vinta) nel fare il vino come piace a lui.
Produce trentamila bottiglie l’anno fra Dolcetto e Barbera d’Alba, Nebbiolo, Barolo e un grandissimo Langhe Rosso a base di Cabernet Sauvignon. Trentamila bottiglie che tiene in botte ben oltre il limite minimo stabilito dai disciplinari. Con un lieve sorriso dice: “io non ho mai fretta; gli altri vendono il vino appena è pronto, io invece costruisco cantine nuove per tenerlo con me.”
Fa fermentare l’uva con i lieviti indigeni e tiene a lungo il vino in cisterna d’acciaio perché si decanti delle fecce, prima di trasferirlo in botte. Botti vecchie – anche di vent’anni – e piccole, ma solo per praticità e non per accentuare gli aromi del legno.
Qualcuno arriva a dire che lui le utilizzi solo come contenitori, ma non è vero perché per Roddolo è importante che il vino respiri. “Nel legno io voglio mettere vino pulito così anche se le barrique sono vecchie, i pori del legno non si intasano di fecce e il vino prende aria”.
La casa è sul cocuzzolo del Bricco Appiani, circondata dai vigneti di Dolcetto, Barbera e Nebbiolo. Poco lontano, colle Ravera dove alleva il nebbiolo che gli da il Barolo. Colle Ravera che apparteneva alla nonna materna e di cui oggi coltiva una parcella. Viticultore da almeno tre generazioni, ha imparato il mestiere dal padre. Con un sorriso commenta: “è come con il mangiare: ci sono famiglie in cui si fa da mangiare bene e famiglie in cui si fa da mangiare male; mio padre sapeva fare il vino e io ho imparato da lui”.
EN240021Per anni, i suoi vini li ha venduti sfusi a Torino. Poi, qualcuno dell’Arcigola lo ha spinto ad imbottigliarli ed ecco la sua produzione.
Assaggio un Dolcetto d’Alba del 2013 e uno superiore del 2012. Frutto intenso che lascia spazio a note vegetali, tannico come ho capito deve esserlo un Dolcetto, il primo; succoso, complesso di ribes e prugne, tannini più malleabili e finale lungo e fruttato, il secondo.
La Barbera d’Alba del 2008 ti colpisce con un bouquet ricco di frutta rossa di bosco e ti aspetteresti un sorso avvolgente, ma ti accoglie invece una acidità tagliente ed elegante allo stesso tempo. Roddolo commenta: “la Barbera è così: ti piace o non ti piace; per anni qualcuno ha cercato di mascherare la sua acidità col legno, ma la Barbera è questa”.
Il Nebbiolo d’Alba del 2009 ti sorprende. D’accordo il tannino, ma ti aspetteresti qualcosa di sottile e invece ti chiedi se hai sbagliato la bottiglia perché ti sembra un Barolo. Ti accolgono il pepe, i piccoli frutti di bosco, un fiore fresco che potrebbe essere viola, il sorso sapido, minerale, i tannini precisi e fini, il finale lungo. Un vino ancora giovane, da conservare in cantina come il Barolo Ravera 2009 che ha in più la ricchezza del terroir. Naso di ciliegia matura, rosa e viola, spezie e note balsamiche ancora lontane. In bocca ha grande potenza e austerità, ritorni di liquirizia e ciliegia matura, lunghissima persistenza.
Il Bricco Appiani 2007 è un cabernet sauvignon in purezza. Rosso granato, al naso si presenta scuro, forte di sottobosco e peperone, poi ti porge il ribes, la grafite; il sorso è avvolgente, elegante e misurato, finale vellutato.
Purtroppo, si presentano alla porta due stranieri che Roddolo non attendeva e avverto che non possiamo dilungarci molto. Mentre lo saluto, guardo insistentemente una grossa vite appoggiata alla casa. “E’ uva da tavola, Luglienga, un vitigno antico. Quella vita, di piede franco, avrà centoventi-centotrenta anni. Quando ho ristrutturato la casa, ho fatto di tutto per non ferirla troppo; è stato un gran lavoro”, dice.
Questo è Flavio Roddolo. Questo e altro che si intuisce, ma non si ha il tempo di approfondire.

Roddolo Flavio
Frazione Bricco Appiani
Località Sant’Anna, 5
12065 Monforte d’Alba
Tel. 0173-78535

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