Federico, Chiara e le Terre di Leone

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Federico Pellizzari è proprietario e conduce, assieme alla moglie Chiara Turati, l’azienda vitivinicola Terre di Leone a Marano, nel cuore della Valpolicella. I vigneti sono disposti sul ripido fianco orientale del Monte Castel, sotto l’antica Pieve di Santa Maria Valverde, tre quarti su terreno tufaceo di origine vulcanica e un quarto su terreno calcareo. L’azienda produce 36.000 bottiglie l’anno di vino di qualità, diversificate fra Valpolicella Classico, Superiore, Ripasso, Amarone. Negli anni buoni, esce un uvaggio in cui confluiscono, dopo appassimento tutte le varietà coltivate: corvina, corvinone, rondinella, molinara, oseleta che rappresentano l’85 percento del vigneto e piccole porzioni di rossignola, dindarella, forcellina, barbera, sangiovese grosso, marzemino, teroldego, rebo, croatina.
Federico è un uomo che diresti abbia tirato su con le sue sole mani la marogna e la vigna; un uomo dal sorriso franco e dall’occhio curioso; un uomo che ti fa capire senza sfoggio che le sue scelte sono il risultato di passione – nel doppio significato di entusiasmo e travaglio – e di intelligenza.
Leone era il nonno e il filo di storia della famiglia sta proprio nel nome dell’azienda. Il nonno aveva un ettaro di terreno a Marano, condotto come doveva essere condotto da un uomo dell’800, anche se lui era del ‘906 e partendo dal concetto che in quell’ettaro c’era la sopravvivenza di tutta la famiglia e quindi c’era tutto: dalla ciliegia all’olivo, dalla vigna al granturco, dal frumento all’orto. Federico sente l’impronta di Leone praticamente in ogni dove e soprattutto per quella parte di curiosità che gli ha inculcato. “Per me, e per Chiara di riflesso, è stato un elemento formativo in tutti i sensi e ci ha insegnato ad apprezzare determinate cose che adesso sono diventate regola di vita. Stare con lui ti proiettava in un passato, ma ti dava anche la ricchezza della semplicità. Di fronte ad una grandinata, lui rimaneva seduto con la porta aperta di casa, senza smaniare. L’attesa, il non scoraggiarsi mai, il sapere che c’è una lentezza. Mi ha insegnato a vedere tutto con una lente che non è quella del produttore di uva, abituato a fare il prodotto perché qualcuno lo compra o finalizzato a fare il vino perché lo vendi, ma è un percorso lento perché l’annata è la genesi di tutto ed è un anelito. Tu hai quattro mesi di tempo per fare qualche cosa che passi nei dieci anni successivi e devi sforzarti di gestirlo al meglio, sapendo però che non puoi gestirlo fino in fondo.”
Oltre al nonno che gli ha dato anche una grande libertà perché non gli ha consegnato una tradizione enologica, per Federico c’è stato un grande maestro che lo ha indirizzato su questa strada senza volerlo: Clemente Vassanelli.
Dopo un lungo apprendistato in realtà enologiche italiane e francesi, è tornato a Marano. “Qui la tradizione è la pergola, ma io avevo un’esposizione prevalente a sud e un terreno magro che mi facevano pensare che il Guyot sarebbe andato meglio, un Guyot reinterpretato perché si adattasse bene alle misure delle mie terrazze e lì agronomi da tutte le parti che arrivavano e dicevano: “non farai mai niente; come fai a produrre che non hai parete fogliare a sufficienza?” Io sapevo cosa dicono i libri di testo, però per me era evidente che la mia parete fogliare poteva essere insufficiente se avessi prodotto quattro chili per ceppo, ma era ideale se ne producevo un chilo di uva dato che mi ero dato l’obbiettivo dei settemilasettecento ceppi per ettaro”.
Federico ha una concezione etica del fare il vino: “il vino deriva dall’uva e meno cose ci metto in mezzo, meglio è. Si possono fare un sacco di cose senza fare niente. Solo lavorando ogni giorno bene, avendo determinate attenzioni”.
“La prima è la movimentazione del mosto e del vino senza sottoporli a pressione. La vinificazione inizia versando l’uva dall’alto all’interno della diraspatrice che toglie i raspi, ma lascia gli acini integri. Dalla diraspatrice gli acini cadono ancora per gravità nel vinificatore che sta in basso. Così non ho surriscaldamenti nè variazioni di pressione e non ho estrazioni vegetali dai vinaccioli e dalla buccia. Lì, parte una fase di macerazione pre-fermentativa a freddo che dura da una settimana a dieci giorni e che mi serve per fare uscire la polpa senza pigiare, sempre per evitare estrazioni indesiderate. Poi, grazie alla particolarità dei vinificatori che ho installato che consentono rapide variazioni di temperatura, riesco a innescare la fermentazione solo con i lieviti naturalmente presenti sulle bucce, senza l’inoculo di quelli selezionati. Successivamente, quando il grado alcolico si alza e la fermentazione rischia di prendere strade incontrollate, aggiungo lieviti da rifermentazione che non snaturano il vino dal punto di vista organolettico e resistono bene all’elevarsi del tenore alcolico del vino e al ridursi dell’ossigeno nel vinificatore. Per tutta la fermentazione, mantengo la temperatura un po’ sotto i diciotto gradi che, se vuoi, è un’altra eresia per tanti produttori di vini rossi che temono gli effetti indesiderati di fermentazioni lunghe.”
Terre di Leone esce con due linee di vini, l’omonima e il Re Pazzo, che sono consegnati al mercato solo quando convincono Federico e Chiara che sono veramente pronti. Il risultato è un connubio di tipicità ed eleganza che caratterizza ogni vino: dal Valpolicella Classico, corposo e franco senza essere pesante, all’Amarone, elegante, armonico e di beva piacevolissima.
Altermine della visita, gli chiedo: “Adesso che le tue intuizioni si sono dimostrate fondate; adesso che puoi dire di essere capace di farlo il vino buono; fare il vino riesce ancora ad emozionarti come quando sei partito con tante scommesse e nessuna certezza?”
Ci pensa un attimo e risponde: “Se penso a quello che abbiamo fatto, sento un’emozione che faccio fatica a trattenere. Io faccio vino e sicuramente lo faccio come mi proponevo di farlo, ma oggi lo faccio in maniera diversa da come lo facevo tre anni fa e mi emoziona ancora vedere il vino che zampilla alla prima svinatura.”

Terre di Leone
Marano di Valpolicella (Verona)
Visite in cantina su appuntamento – Tel. +390456895040

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