Verduno Pelaverga: quando piccolo è bello

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Verduno Pelaverga DOC è una piccola produzione nell’affollato e corazzato panorama enologico di Langa: Barolo, Barbaresco, Barbera, Dolcetto, Moscato e via andare. Eppure ha una storia e una identità ben definita. E una piacevolezza di beva sua propria.
Il vitigno, che da disciplinare non deve contribuire per meno dell’85% all’uvaggio, è il pelaverga piccolo, vitigno presente nel territorio dei comuni di Verduno, La Morra e Roddi d’Alba almeno dal Settecento. Non va confuso con il cugino: il pelaverga grosso o di Pagno.
Come in ogni famiglia che abbia una storia abbastanza lunga, anche il Pelaverga ha la sua leggenda e questa racconta che fosse vino preferito da re Carlo Alberto grazie al suo supposto effetto afrodisiaco.
Con il passare del tempo la coltivazione del Pelaverga perse slancio: piccoli vigneti qua e là, qualche filare in mezzo ai nebbioli ed alle barbere, ma nelle bottiglie si trovava un vino spesso ottenuto dall’assemblaggio con altre uve. Infatti, si trovava spesso impiantato insieme a barbera e a nebbiolo.
A partire dagli anni settanta i produttori si convinsero di avere un prodotto importante per la sua originalità e ripresero a coltivarlo, cominciando a vinificarlo in purezza. Se nel 1987 gli ettari denunciati in tutto il comprensorio erano appena tre, oggi la coltivazione si estende su un’area quattro volte superiore. Il riconoscimento della DOC avvenne nel 1995, grazie anche all’importante contributo di Luigi Veronelli che permise di ottenere le basi del materiale vinicolo selezionato, utile e indispensabile per la creazione dei vigneti futuri.
Qualche mese fa, durante un viaggetto in Langa ne comperai una bottiglia che iersera ritrovo, scorrendo la piccola rastrelliera dei vini rossi.
Il produttore è l’Azienda Commendator G.B. Burlotto di Verduno. L’annata è il 2015 e il titolo alcolometrico, 14 percento.
Già alla vista si presenta invitante: limpido, un bel rosso rubino pallido e vivace con sfumature cerasuolo. Ti conquista con profumo dolce di pepe bianco su un tappeto di violetta e fragola.
In bocca è secco; l’alcol è importante, ma non aggressivo. Prevalgono ancora una freschezza croccante e un tannino di media trama che asciuga con discrezione. Piacevole l’interazione di acidità e sapidità. Il corpo è medio e invita alla beva. La chiusura di pepe bianco e frutti rossi è lunga. Il Verduno Pelaverga ha una eleganza rustica che ricorda la tavola apparecchiata con la tovaglia buona alla festa di San Giovanni sull’aia, quando le lucciole ammiccano appena fuori il cerchio della luce elettrica.
Perfetto con un piatto di tagliatelle con ragù di coniglio o un rotolo di faraona alle erbe dell’orto.

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