I vini d’Istria e l’Azienda Kozlović

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Il primo incontro avviene al limite di una spiaggia sassosa sulla quale sbatte pigra l’onda del tramonto. Ho ordinato contemporaneamente un calice di Malvasia ed uno di Teran, incerto con quale dei due vini accompagnare gli scampi alla piastra già sul fuoco.
Avevo letto la cronaca di Plinio il Vecchio che attribuiva al “Pùcino” – probabilmente, il Terrano d’Istria – il segreto della longevità dell’imperatrice Livia Augusta e conosco l’importanza che i vini istriani hanno rappresentato per la Serenissima in virtù della loro qualità. Dalle annotazioni di Giacomo Filippo Tommasini, vescovo di Cittanova, avevo appreso che terrano, refosco e malvasie erano ampiamente vinificate già nel XVII secolo e che alla fine dell’800 il Terrano istriano arrivava con regolarità fino a Bombay. Tutte queste cose le so, ma quei vini non li ho ancora assaggiati.
La Malvasia mi appare delicatamente aromatica, con sentori di sambuco e tiglio, mela e albicocca, secca e beverina; promette bene in abbinamento alla grassezza delle carni di scampo. Il Terrano mi colpisce per la rotondità del corpo e la dolcezza del frutto che contrasta con il ricordo dei Terrani del Carso, acidi e freddi come la bora che spazza l’altopiano.
Decido di approfondire la conoscenza di questi vini e visito uno dei produttori più significativi della regione: Kozlović di Momiano.
Da Cittanova, la strada per Momiano si infila nelle basse colline per una ventina di chilometri fra distese ordinate di olivi e vigneti, punteggiate di case e piccolissimi borghi. Il terreno è un puzzle incredibile di terre rosse, bianche, grigie e nere che influenzano ciascuna a modo suo il carattere della Malvasia, accentuando l’intensità dei suoi profumi, o ingrossando il suo corpo o donandole una sapidità sontuosa. La maggior parte dei produttori mescola i mosti delle diverse parcelle, ma qualcuno invece – come Catturan di Verteneglio – li vinifica separatamente, proponendo quattro Malvasie.
L’Azienda vinicola Kozlović occupa una valletta deliziosa, scavata dal torrente Argilla all’ombra del castello di Momiano. Le vigne sono distribuite intorno alla cantina e sui fianchi della collina di Santa Lucia, vero e proprio “cru” dove si concentrano le produzioni più pregiate. L’azienda propone una quindicina di etichette da vitigni autoctoni e internazionali, ma l’ottanta per cento dei vini sono basati sulla malvasia.
La degustazione inizia con il Valle, assemblaggio di malvasia istriana (80%) e sauvignon blanc (20%) maturato cinque mesi in acciaio. L’annata è la 2017. Titolo alcolometrico: 12,5%. Paglierino con riflessi verdolini, accarezza il naso con un corredo molto rinfrescante di aromaticità, note citrine e delicatamente vegetali. La beva è fresca, asciutta, di corpo leggero, elegante, e predispone piacevolmente a mettersi a tavola.
Sabina Moscarda, che guida con grazia e gentilezza la nostra degustazione, ci propone ora tre interpretazioni di Malvasia istriana.
Malvazija 2017. Malvasia istriana 100% maturata sette mesi in acciaio. Titolo alcolometrico: 12,5%. Si presenta con veste vivace color della paglia. I profumi, intensi e puliti, sposano l’acacia, l’albicocca matura, il limone, la maggiorana e la maresina. Il sorso è secco ed equilibrato, di medio corpo, intenso e piacevolmente lungo. Mette voglia di una tartare di gambero rosso di Mazara o di un carpaccio di capasanta.
Malvazija Selekcija 2016. Malvasia istriana 100% maturata 12 mesi in acciaio. Titolo alcolometrico: 13,5%. Esibisce un bel colore paglierino con riflessi dorati e una consistenza che promette maggiore complessità e corpo più rotondo. I profumi sono delicati e sposano la pesca matura con l’ananas e il mango, rinfrescati dall’aromaticità della macchia mediterranea e del lime. Il sorso è secco, deciso, consistente e lungo con una dolce chiusura di frutto maturo. Sposa bene le tagliatelle al tartufo nero che adesso sono di stagione nelle colline qui attorno, ma anche con una tartina di baccalà mantecato alla veneziana.
Malvazija Santa Lucia 2015. Malvasia istriana 100% della Vigna Santa Lucia, maturata 12 mesi in botte di rovere da 32 hl e tre mesi in bottiglia. Titolo alcolometrico: 14%. È il vino delle buone annate, a cui il legno ha donato carattere e tolto un po’ di spensieratezza. La veste è giallo dorata, intensa e brillante. Il naso è fine e complesso con sentori di frutta tropicale, albicocca, cioccolato bianco e un tocco di cardamomo. All’assaggio, il sorso è avvolgente, cremoso, intenso, fine ed equilibrato. Un vino armonico che ha bisogno di cibi di rango per non dominarli troppo: formaggi al tartufo, carne alla brace, paste ripiene.

È il momento del Terrano, da vitigno della famiglia dei Refoschi, declinato in due interpretazioni molto diverse fra loro ed entrambe affascinanti.
Teran 2016. Terrano 100%; metà vino matura otto mesi in botte di rovere da 30 hl e l’altra metà in acciaio. Titolo alcolometrico: 13%. Rubino compatto con riflessi porpora vivaci. Profumi di piccoli frutti rossi e neri, come lampone e mirtillo, conditi con una macinata di elegante pepe nero e gli aromi della felce umida di rugiada. Sorso secco, fresco, di medio corpo, equilibrato, intenso, vinoso. Il tannino è leggero e di trama fine. Un bicchiere che accompagna tanti piatti come salumi e formaggi, ma che pure si beve volentieri da solo.
Santa Lucia Noir 2013. Blend di merlot (50%), cabernet sauvignon (30%), terrano (20%). Matura 18 mesi in barrique di rovere e 12 mesi in acciaio prima di affinarsi ancora 24 mesi in bottiglia. Titolo alcolometrico: 14,5%. In questo vino di tagli internazionale, il terrano ha il compito di vivacizzare con la propria dote aromatica e rustica la levigatezza del taglio bordolese classico. E lo svolge proprio bene. Impenetrabile, rosso granato vivace con barbagli rubino. I profumi sono intensi, complessi, fini ed eleganti: cassis e mirtilli maturi, prugne sotto spirito, cioccolato al latte, tabacco Latakia, edera e felci. Il sorso entra morbido e avvolgente e si distende al palato con un tannini compatti e fini, profondo, lungo e vibrante di una freschezza contenuta. Armonico. Abbinamenti? Fate voi. Io, per conto mio, lo apro una sera d’inverno dopo cena quando ho voglia di trattarmi bene.
Siamo arrivati al dolce, ovvero al Moscato di Momiano, versatile nelle diverse interpretazioni che spaziano dal secco al dolce, un tempo servito anche alle corti dell’Imperatore Francesco Giuseppe a Vienna e di Re Emanuele III a Roma.
Muscat Momiano 2017. Moscato di Momiano 100%. Amabile. Tenore alcolometrico: 12%. E’ stato il primo vino DOP della Croazia. Si veste un paglierino tenue con screziature dorate. Accarezza il naso con sentori aromatici di salvia, garofano, rosa, sambuco, albicocca, pompelmo giallo, cannella e chiodi di garofano. Leggero all’ingresso, riempie il palato di delicata oleosità e conferma le leccornie annunciate all’olfazione. Difficile accontentarsi del primo bicchiere. Reclama pasticceria di crema e di mandorla, ma non disdegna di danzare con un formaggio caprino morbido o semistagionato.
Cosa dire, infine, dell’Azienda Kozlović? I vini hanno parlato da soli. La sede dell’azienda è ambientata in uno scenario idilliaco, progettata con grande gusto e riflette l’eleganza che il signor Kozlović ricerca nei suoi vini; Sabina Moscarda è stata maestra di cerimonie impeccabile e di grande simpatia.

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