Cronaca di una giornata a Margaux nel Médoc


Margaux non è il comune più meridionale del Médoc, ma sicuramente è la denominazione comunale più a sud della penisola. Si estende su cinque municipalità e conta il più gran numero di di “grand crus classé” del 1855, dislocati perlopiù nel cuore della denominazione, nei comuni di Margaux e Cantenac, su un suolo di ghiaie bianche.
La produzione vinicola è esclusivamente di vini rossi e, a differenza di Saint-Julien, di Pauillac e di Saint-Estèphe, i viticoltori di Margaux hanno dato un po’ più spazio al merlot, privilegiato meno il cabernet sauvignon e mantenuto piccole proporzioni di cabernet franc, di petit verdot e di malbec.
In una giornata luminosissima visitiamo Château Lascombes, meraviglioso deuxième cru, Château Boyd-Cantenac e Château Cantenac-Brown, troisième cru entrambi.

Château Lascombes
Il vigneto di Château Lascombes si estende su 120 ettari nella denominazione Margaux e su 10 ettari di quella Haut-Médoc. È composto per il 50% da merlot, 45% cabernet sauvignon e 5% petit-verdot con un’età media di 25 anni. La proprietà presenta tre tipi principali di terreno: calcareo-argilloso e ghiaioso-argilloso favorevole al merlot, ciotolo-argilloso per il cabernet sauvignon e per il petit verdot. A partire dal 2001, la proprietà è stata oggetto di molte trasformazioni per produrre un vino di qualità impeccabile: cantina dislocata su quattro livelli di cui uno riservato ai serbatoi interrati, riduzione significativa delle rese, modificazione dei volumi delle vasche termoregolate per consentire la fermentazione parcellare. Otto dei tini sono ora in quercia francese.
Dopo la diraspatura, le uve vengono pigiate leggermente e la loro temperatura abbattuta per consentire una macerazione a freddo della durata di otto giorni e ottenere un colore più intenso, più stabile e una maggiore complessità aromatica.
La fermentazione alcolica si svolge a una temperatura di 28°C con leggeri rimontaggi e la macerazione post-fermentativa a 30°C. La fermentazione malolattica avviene in barrique alla temperatura di 21°C.
Sia il primo vino di Château Lascombes che il secondo, Chevalier de Lascombes, affinano sulle fecce per quattro mesi. L’autolisi dei lieviti contribuisce ad aumentare la struttura e la rotondità dei tannini. Segue l’assemblaggio dei diversi lotti vinificati separatamente che contribuiscono alla ricchezza e complessità del vino con la loro complementarietà.
I vini di Château Lascombes maturano da diciotto a venti mesi per una percentuale variabile in barrique nuove con travasi periodici e una chiarifica finale con albume d’uovo.
La produzione media annua è di 300.000 bottiglie di Château Lascombes e 200.000 bottiglie di Chevalier de Lascombes.
Noi abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare il millesimo 2011 oltre a tre prove di botte dell’ultima vendemmia.
Château Lascombes 2011 è composto per il 55% di merlot, per il 40% di cabernet sauvignon e per il 5% di petit verdot che accentua la tinta, la potenza e la speziatura dell’assemblaggio. Veste di rosso rubino brillante con riflessi purpurei. Il primo approccio all’olfatto è sommesso e occorre qualche rotazione del calice per svelarne la complessità e la finezza aromatica. Piccoli frutti neri e ciliegia croccante si impastano con menta, eucalipto, tabacco Virginia, pepe nero, cioccolato e tocchi di alloro. L’attacco al palato è franco e dolce allo stesso tempo; il volume, la struttura e la morbidezza formano un tessuto di estrema piacevolezza. Si ritrovano i piccoli frutti neri intensi che ci avevano accolto all’olfatto e i tannini sono densi e setosi. L’equilibrio tra alcol, acidità e struttura è perfetto. Lunga persistenza aromatica con finale leggermente boisé.
In cantina la bottiglia da 0,75 viene 86 euro.





Château Boyd-Cantenac
La famiglia Guillemet è proprietaria di Boyd-Cantenac – diciassette ettari di terreno ghiaioso siliceo magro – da tre generazioni, ma era già di casa da più di 25 anni nel vicino Château Pouget. Lucien Guillemet è molto attento a mantenere una differenza sensibile tra i suoi primi due vini: nel Pouget, un corpo più robusto e tannini più vigorosi e nel Boyd, una delicatezza vellutata che porta il vino più vicino agli attuali gusti del pubblico, rimanendo comunque fedele alla sua personalità storica. L’assemblaggio del Boyd-Cantenac è costituito per il 66% da cabernet sauvignon, per il 25 da merlot e per il 9% da cabernet franc.
Assaggiamo il millesimo 2012. Colpisce la luminosità purpurea che si insinua nella materia scura e impenetrabile come pure la varietà delle sfumature olfattive, sebbene non particolarmente intense: vaniglia, liquirizia, ribes nero, prugna, spezie. Attacco fresco, ampio, concentrato, piuttosto morbido il corpo e bella struttura fine dei tannini.
In cantina la bottiglia da 0,75 viene 53 euro.

Château Cantenac-Brown
Dominato da un imponente castello neo-Tudor, costruito nel XIX° secolo, il vigneto consta di 48 ettari di terreno ghiaioso. La densità di impianto varia tra 8.500 e 10.000 piedi/ha. La resa media è di 45 hl/ha. Il vino matura da 12 a 15 mesi in barrique , delle quali circa la metà nuove.
L’annata 2012 che ci viene proposta è un assemblaggio di cabernet sauvignon per il 65% e di merlot per il 35. Si caratterizza per una veste rubino vivace con riflessi granati. Intenso all’olfatto, propone aromi di piccoli frutti rossi e neri, cioccolato, cuoio, caffè tostato e una delicata vaniglia. L’attacco in bocca è morbido e avvolgente, il corpo solido, intenso e caratterizzato da tannini robusti e di grana fine. Finale leggermente amaricante.
In cantina la bottiglia da 0,75 viene 73 euro.

Quando scrivo queste note sono passati quattro mesi dalla degustazione. Alcune bottiglie, portate a casa con noi, dormono sonni tranquilli in cantina, sebbene, mentre la memoria riportava in vita le sensazioni provate, abbiano corso seri rischi di vedere rapidamente e compulsivamente abbreviata la loro vita. Cerco una qualche chiusura al mio resoconto, ma posso solo dire che il ricordo è vivido e nostalgico. Sarà l’equilibrio tra freschezza e rotondità, sarà la struttura poderosa e snella allo stesso tempo, saranno i sentori nitidi e puliti che accarezzano il naso e ingolosiscono il palato, sarà il frutto croccante e fresco, saranno tante altre cose che mi fanno salivare come il cane di Pavlov mentre ci penso, ma i vini di Margaux sono indimenticabili nella loro eleganza e facilità di beva.

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